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18 ottobre 2008

Charles Bukowski - La canzone dei folli

Leggendo le prime pagine mi sono chiesto se fosse un libro di Bukowski. Bukowski non è un poeta qualcuno dice e lo penso anch'io, ma trova nella poesia secondo me la sua veste ideale. Ha la capacità di non fare voli pindarici, di non arzigogolare i suoi versi e questo rende la sua poesia diretta, un pugno in un occhio. Dice quelo che vuole dire e lo dice esplicitamente, senza fraseggi o inutili divagazioni.
Questa raccolta di poesie (la seconda), è un libro diverso dagli altri: il vecchio Hank semra che per un attimo si tolga i panni del vecchio ubriacone ed indossi quelli del vecchio saggio; non scrive storie di sbornie, corse di cavalli e puttane. Queste sono poesie quasi filosofiche, hano qualcosa di mistico al loro interno, quasi un tentativo di trovare alle situazioni e gesti quotidiani una motivazione più alta ed ampia (l'abuso del termine Déi è emblematico), quasi come se Bukowski volesse prendere per un attimo sul serio mondo che lo circonda. O forse scrive così solo per sbeffeggiarlo questo mondo di ciarlatani e uomini al volante. Dopotutto, come diceva il professor Keating, «la poesia nasce da tutto ciò che ha una scintilla di rivelazione».

ULTIMA CHIAMATA
Questa poesia è quasi un testamento scritto nella quale Bukowski sembra ormai consapevole di ciò che è e di ciò che fa, una poesia che doveva essere pubblicata postuma. Una poesia di disillusione, quasi come se nel mondo Hank ci avesse creduto.

LA POESIA
Qui invece Bukowski loda e infamia la poesia allo stesso tempo. Liberatrice e insieme inutile. Uguale, o meglio, utile come le altre cose "pagane", ma al contrario di esse, vitale.


«c'è sempre qualcosa o qualcuno
per farti
sentir peggio. [...]
c'è sempre un Cristo ubriaco
in osteria con le unghie
sporche.»

«puoi finire tranquillo
ma non puoi cominciare tranquillo.»

«intanto, guarda qua, m'è rimasto
un ultimo sorso di birra
e un mondo
alla rovescia.
per un po' tocca a voi,
mi tiro indietro.
non potete diventare tutti me
ma almeno
cercate di non diventare
gregge.
vi prego.»

«lei ti sorride.
un sorriso che dice:
so che sei pazzo
ma per me va bene
lo stesso.»

«comunque, una poesia
può essere soltanto una poesia.
versi come questi
a mollo su una pagina
pustole in fiamme
sul volto della morte
togliendo il tappo
al tubo della notte
seguendo gli ultimi dei mohicani
sino all'ultimo respiro.
ehh?»

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