In Obstinate And Opposite Direction

2012/05/10

Antonio Tabucchi - Sostiene Pereira

Sostiene Pereira è un libro politico che parla di un cambiamento. Ambientato nella Lisbona del 1938 fra la dittatura salazarista che si faceva strada e gli echi della guerra civile spagnola a due passi, Tabucchi narra la vicenda di Pereira, giornalista che cura la pagina letteraria di un piccolo quotidiano della città, il Lisboa.
I temi che stanno al centro del romanzo sono inevitabilmente la situazione politica del tempo, megafonata brillantemente dal cameriere del Cafè Orquidèa che riferisce quello che sente dalle frequenze di Radio Londra e la libertà di stampa. Ma ancor più brillante e decisivo è il percorso del personaggio Pereira: un uomo estremamente colto, ma del quale si riesce a carpirne anche l'ingenuità data da questa sua stessa posizione, enfatizzata dalla scrittura tabucchiana con quel consistente sintagma che lascia tutto un po' in sospeso, facendoci capire quanto in realtà Pereira sia alla ricerca di qualcosa, di un suo nuovo posto nel mondo, mai messo in discussione prima d'ora; e forse anche dal suo indottrinamento cattolico.
Ebbene, queste certezze cominciano a vacillare nel momento dell'incontro con Monteiro Rossi, praticante che forse non sarebbe mai diventato giornalista, ma il quale riuscirà a fare molto di più. In quel preciso momento muta qualcosa in Pereira, comincia a farsi delle domande, a mettere in discussione il suo stesso destino, smette perfino di ordinare omelette alle erbe aromatiche e bere limonate - per un certo periodo - e comincia ad imporsi il Pereira nuovo, quello che cerca delle risposte, che non si nasconde più fra le pagine di autori francesi. A tutto questo Tabucchi dà un nome: confederazione delle anime, ovvero una teoria psicologica secondo la quale al centro dell'uomo vi stanno non una ma bensì una pluralità di anime sulle quali domina un io egemone e, di tanto in tanto, un evento può sconvolgere questo nostro equilibrio facendo prevalere un'anima rispetto alle altre, determinando così un grande cambiamento.
Proprio questo cambiamento lo si aspetta da inizio libro: si vivono infatti tutte le convinzioni del protagonista, l' "allineamento" al non-fare, i dubbi, il suo scoramento nel vedere calpestata la tranquillità nella quale viveva da sempre ed infine il magico momento della liberazione; e la letteratura è il campo attraverso il quale si palesa questo riscatto politico e sociale.




«Disse: la filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità.»

«Stai bene a sentire, Pereira, disse Silva, tu credi ancora nell'opinione pubblica?, ebbene, l'opinione pubblica è un trucco che hanno inventato gli anglosassoni, gli inglesi e gli americani, sono loro che ci stanno smerdando, scusa la parola, con questa idea dell'opinione pubblica, noi non abbiamo mai avuto il loro sistema politico, non abbiamo le loro tradizioni, non sappiamo cosa sono le trade unions, noi siamo gente del Sud, Pereira, e ubbidiamo a chi grida di più, a chi comanda.»

«E di me cosa resterebbe?, chiese Pereira, io sono quello che sono, con i miei ricordi, con la mia vita trascorsa, le memorie di Coimbra e di mia moglie, una vita passata a fare il cronista in un grande giornale, di me cosa resterebbe? L'elaborazione del lutto, disse il dottor Cardoso, [...] ha bisogno di dire addio alla sua vita passata, ha bisogno di vivere nel presente, un uomo non può vivere come lei, dottor Pereira, pensando solo al passato.»

2012/05/07

Verso la fine del mondo


Luis Sepúlveda, Patagonia Express, 1995

2012/04/30

Viaggio in 50 anni di storia del giornalismo italiano


Gianni Minà - intervistato da Gennaro Carotenuto durante il Festival Internazionale del Giornalismo 2012 svoltosi a Perugia - parla di cinquant'anni di giornalismo italiano attraverso le sue epiche interviste, specialmente televisive, ai campioni dello sport, le stelle del cinema, i miti e le figure politiche che hanno fatto la Storia mondiale; fino ad arrivare alla passione per l'America Latina ed alle sue vicende.
Con la sua narrazione romanzata e l'ausilio di alcuni video, Minà ci offre un'immagine nostalgica del giornalismo italiano e quindi di come, tragicamente, possano cambiare le cose.


Gianni Minà // Gennaro Carotenuto // Intervista // Festival Internazionale del Giornalismo

2012/04/29

¿Quién sale campeón?


Cuadro final - Copa Santander Libertadores de América 2012


2012/04/25

25 Aprile e Legalità

NOI NON CI SAREMO

Dopo quella del 2011 anche per questo 25 aprile la manifestazione che si prepara a casa Cervi avrà come tema conduttore non tanto la Resistenza al nazifascismo -e per estensione alla dittatura, al razzismo e alla sopraffazione, ma una più istituzionale celebrazione della legalità. Già lo scorso anno definimmo fuorviante, sbagliato e pericoloso l’accostamento tra Resistenza e “legalità” perché va a confondere piani diversi che dovrebbero invece mantenersi ben distinti, ossia quello dell’opposizione alla tirannia e alla barbarie nazifascista e quello della difesa delle leggi di uno Stato. La difesa delle leggi, non della giustizia: quando si è trattato di distribuire i miliardi degli appalti, oppure usare la mafia per fare il lavoro sporco della repressione contro i movimenti contadini e ammazzare sindacalisti, lo stato e il padronato con la criminalità ci hanno spartito il pane spesso e volentieri. Ricordiamo la strage di Portella della Ginestra o l'assassinio di Placido Rizzotto.

Ma vediamo di capire cosa si intende per legalità. Legale è tutto ciò che rientra nelle leggi stabilite dallo Stato, di qualunque natura esso sia. Nell’Europa occupata dai nazisti era legale -anzi doveroso- denunciare gli oppositori, gli ebrei e gli “asozialen” per farli assassinare dalle SS; era invece illegale pensarla diversamente dal regime, e per alcune categorie di persone era illegale esistere. Così in Italia al giorno d’oggi è legale che le aziende, per aumentare a dismisura i propri profitti, sbattano in mezzo a una strada migliaia e migliaia di lavoratori e tengano gli altri in condizioni salariali e disciplinari indegne; è legale che i vecchietti degli ospizi paghino la tassa sugli immobili e le fondazioni bancarie ne siano esenti; è legale che lo Stato occupi militarmente parti del territorio nazionale e adotti mezzi repressivi cileni contro le popolazioni che difendono il proprio territorio dalla devastazione ambientale; e l’elenco di cosa è “legalità” potrebbe continuare.

Applicando il parametro della legalità alla Resistenza, cosa dovremmo pensare delle formazioni partigiane attive prima dell’8 settembre 1943, come quella dei Fratelli Cervi? Non potevano che essere bande di eversori, legittimati solo a posteriori dalla vittoria finale. La cosa potrebbe prendere una piega persino peggiore, perché – restando sull’esempio – si potrebbe arrivare alla conclusione che il riconoscimento da parte del governo di Brindisi sia un elemento indispensabile per qualificare i partigiani come combattenti e non come banditi.
Tutti noi sappiamo che la Resistenza iniziò ben prima dell'8 Settembre del '43: iniziò nei primi anni ‘20 con la coraggiosa opposizione al fascismo messa in atto dagli Arditi del Popolo (sabotata guarda caso con motivazioni legalitarie dal partito socialista che firmò il patto di pacificazione); continuò negli anni ’30 con la rivoluzione spagnola, col confino, con l’esilio. E per molti non si concluse il 25 aprile: vent’anni di violenze e sopraffazioni non possono essere cancellati dalla firma di quattro capi di stato su un trattato.
Avrebbe dovuto essere presente nel quadro delle celebrazioni del 25 Aprile il ministro dell’interno Cancellieri, che in veste di commissario al Comune di Bologna non si distinse certo per la lotta contro l’illegalità, quanto piuttosto per i tagli ai servizi di base ai cittadini (con particolare accanimento contro gli asili comunali). L’incontro è poi saltato per “inderogabili impegni”, ma l’intenzione c’era, e l’occasione è solo rimandata. Che senso ha chiamare a celebrare la Resistenza al nazifascismo un ministro che oggi si trova a gestire la repressione contro i cittadini della Val Susa e il rinnovo degli accordi con i successori di Gheddafi per il concentramento dei migranti nei lager del deserto libico? Che gestisce sul territorio nazionale i CIE, luoghi peggiori delle carceri che servono a rinchiudere persone colpevoli solo di non avere un pezzo di carta? Tutto secondo la legge, per carità. Una legge che porta il nome dell’attuale presidente della Repubblica. E allo stesso tavolo si sarebbe seduto anche il presidente nazionale dell’ANPI, associazione che sembra confondere il proprio ruolo di custode di una memoria dell'antifascismo, di ideali da tradurre nell'oggi, con un totale appiattimento su qualunque cosa sappia di Costituzione e istituzioni.
Che sia questo il vero fine di tutta la partita messa in campo per la difesa della legalità? Far passare il concetto che chi si oppone a una qualunque legge dello stato è un criminale, accomunando cosche e No Tav sotto il marchio dell’illegalità, facendo percepire come giusto il dispiegamento dell’esercito in Val Susa e nelle discariche campane? Tutto questo mentre le ‘ndrine calabresi e i clan della camorra fanno i loro affari con pezzi dello Stato, della politica locale e dell’imprenditoria.

Domandiamoci se è giusto far passare il concetto che se uno rispetta le leggi va tutto bene; senza però andare a vedere che cosa c'è scritto in quelle leggi, senza pensare che permettono e anzi incoraggiano lo sfruttamento, il razzismo, gli omicidi sul lavoro e le discriminazioni di genere e di classe.
Ma davvero si vuole legare la Resistenza al nazifascismo al nome di specialisti della repressione, del razzismo di Stato, del pompieraggio sociale?
Se oggi più che mai la nostra patria è il mondo intero, l’unica legge da difendere non può che esser la libertà.
  
FAI - Federazione Anarchica Reggiana


FAI  // Umanità Nova // Area Libertaria

2012/04/20

Luis Sepúlveda - Patagonia Express

Non so se questo debba essere definito più un libro, un diario di viaggio o un appunto, fatto sta che è una lettura fantastica. E credo di non esagerare quando dico fantastica perchè nel farlo mi riferisco ad entrambi i significati del termine.
Fantastica innanzitutto perchè è una storia che ha tutto del soprannaturale, trascende la realtà di quei posti lontani per dipingere un affresco di sensazioni che ci paiono eretiche tanto sono lontane dal nostro modo non solo di vivere, ma di stare nel mondo - occidentale.
Fantastica perchè è intrigante, anche per chi col tema del viaggio ha da sempre un rapporto di reciproco amore-odio; a tratti è perfino simpatica se non addirittura ironica; è affascinante come scoprire mondi nuovi lontani dalla tua normalità nei quali il tempo è un valore e non un problema da ottimizzare. Ci insegna a scoprire l'umanità delle persone nascosta dietro lineamenti e pigmentazioni della pelle mai viste prima e che arrivano a sembrarti familiari quelle linee dolci con le rughe mutate dal troppo sole. Persone vere con storie vere, segnate dalle fatiche della terra e ricompensate da una purezza d'animo tanto intensa da farti piangere. Tu che sei abituato a meschinità e politica, niente di tutto questo esiste nelle celebrazioni di queste persone, che vanno a braccetto con paesaggi mozzafiato vissute tanto dall'alto di un Cessna quanto sul Patagonia Express oppure a piedi attraversando le praterie o ancora una volta in sella ai muli delle Ande: hai sempre la possibilità di assaporare lingue di terra che ti si costruiscono davanti agli occhi a ritmo lento ma costante.

Quando termini - troppo presto - con la lettura, trovi finalmente la conferma che uno è del posto in cui si sente meglio. E forse non è un caso che tutto questo è là dove finisce il mondo, oltre il cui faro scompaiono le navi inghiottite dalle acque gelide dell'oceano.
Ma prego, si accomodi, entri e si serva un mate...


«In fondo al bancone chiacchierano tre uomini. Parlano un inglese molto britannico e si scolano senza misericordia una brocca di vino. All'improvviso uno di loro chiede in spagnolo se manca ancora molto al pranzo. "Non si sa. Ogni agnello è diverso dall'altro. Come le persone", risponde la padrona [...] "Non abbiamo tempo", spiega l'uomo. Uno degli avventori si stacca dal banco e gli si avvicina. "Qui l'unica cosa che avanza è il tempo. Abbia pazienza."»

«Durante l'ultima tappa del volo, l'aviatore mi raccontò qualche particolare della sua vita. Era stato un pilota della Texaco, molto ben pagato, finché un giorno aveva scoperto che non gli piacevano i gringo e che era innamorato dell'Amazzonia. "E' come una donna, man. Ti entra dentro, sotto la pelle. Non ti chiede niente, ma finisci per fare tutto quanto credi che voglia."»

«La Patagonia ti insegna a conoscere la gente dal suo modo di guardare. Carlitos era miope, per questo portava quelle lenti a culo di bottiglia, ma quano parlava con gli amici se le toglieva e ti guardava dritto ne gli occhi.»

2012/04/17

Il Movimento Sem Terra - Riforma Agraria, Teologia, Identità



[Abstract]
La riforma agraria è stata sempre al centro del dibattito interno al Brasile e tutti i governi che si sono succeduti, di ogni segno e colore, hanno dovuto in ogni caso approcciarsi ad essa. Già durante la dittatura militare instauratasi col colpo di stato del 1964 ci si rese conto che la riforma era ormai una richiesta ineludibile. Venne emanato nel novembre di quell’anno lo Statuto della Terra, un testo organico sulla riforma agraria che contiene degli aspetti che ancora oggi sono in vigore all’interno dello Stato. Era un testo che accettava in parte le rivendicazioni dei movimenti democratici, nonostante fosse stato emanato grazie all’appoggio dei grandi proprietari terrieri. Prevedeva infatti l’espropriazione delle terre ai fini della riforma agraria in cambio di un indennizzo che da “giusto e previo” dell’origine venne modificato in “giusto” nel 1969. All’interno del testo erano poi contenute norme che proteggevano parzialmente i posseiros, ovvero le persone che esercitano senza titolo giuridico il diritto di possesso su terre pubbliche; inoltre è con questa legge che vengono poste le basi per la nascita dell’Incra (Instituto Nacional de Colonizaçao e Reforma Agraria), vale a dire l’istituto statale brasiliano che ancora oggi ha il compito di realizzare la riforma agraria.
[...]
Il MST, in sostanza, è un movimento nato con un duplice scopo: da un lato salvaguardare le fasce più povere ed oppresse della popolazione, attraverso elementi assistenziali di base che vanno dalla sanità all’istruzione; dall’altro lato è un movimento di rivendicazione primariamente per l’ottenimento della riforma agraria a favore di queste fasce della popolazione. Il movimento è dunque un forte strumento di pressione sui governi, di qualsiasi colore essi siano, per sollecitarli nell’attuare i piani di esproprio e di assegnazione delle terre che la popolazione richiede. Lo strumento di azione tipico del movimento è l’occupazione, essa è il punto di partenza della lotta. Solitamente si arriva all’occupazione dopo un negoziato con le autorità, nel quale i vertici del movimento contrattano l’espropriazione di un latifondo improduttivo per poterlo ripartire fra diverse famiglie, così da poter permettere loro una fonte di reddito, nonché una possibilità di vita migliore. Il concetto economico di improduttività sta alla base delle richieste dei sem-terra: se una parcella di terra è giudicata tale allora diviene oggetto delle richieste di esproprio da parte del movimento. Una delle prime manifestazioni del MST fu nel 1985 l’occupazione della fazenda Annoni alla quale parteciparono 200 contadini e che, appunto, era ritenuta improduttiva con i suoi 9.500 ettari per allevare 250 capi di bestiame. Il giorno dell’occupazione “è un insieme di festa e aperta sfida che coagulano in base alla mistica promossa dagli attivisti del movimento” . I sem-terra iniziano a coltivare la terra appena giungono sul posto, dimostrando i loro intenti onesti ed operosi. Spesso però vengono sgomberati dalla polizia e dal governo e successivamente si collocano in un accampamento ricavato in un’area appositamente concessa loro dalle autorità o da un qualche proprietario che solidarizza con loro, oppure lungo i bordi delle strade accanto ai latifondi con i classici teli di plastica neri tipici di questi accampamenti fino a quando il governo non concederà l’esproprio del latifondo e la successiva ripartizione alle famiglie degli accampati, oppure fino alla tragica cacciata degli accampati stessi per mano statale o per mano dei pistoleiros dei proprietari terrieri. Nel caso l’occupazione si concluda vittoriosamente per gli occupanti, si passa alla seconda fase della lotta ovvero l’assentamento (insediamento) definitivo del militante sul fondo assegnatogli. Esiste una differenza profonda fra i due momenti: il primo, emergenziale, caotico e spesso caratterizzato dall’alternarsi di occupazioni ed evacuazioni, è agli ordini di una direzione arbitraria imposta dai vertici del MST; il secondo, stabile, è il luogo nel quale le famiglie contadine producono in forma collettiva o individuali sviluppando una forma di vita comunitaria, formando cooperative di produzione e distribuzione: un microcosmo nel quale vengono costruite anche strutture sanitarie e dove la formazione scolastica è, oltre che una possibilità, un obiettivo specifico. Ma l’insediamento è anche lo strumento per un’operazione ulteriore: quella che il MST chiama territorializzazione, ovvero il fatto che esso è al tempo stesso il punto di arrivo della lotta e il punto di partenza per ulteriori occupazioni e rivendicazioni su nuove terre.
[...]
La teologia della liberazione, che sta alla base dell’ideologia dei Sem Terra è quindi una combinazione di cristianesimo, marxismo e latinoamericanismo. La vita dei senza-terra, in ultima analisi, si fonda su un ordinamento superiore ed è caratterizzata da una unione fra lotta e teologia, che può essere spiegata nella cosiddetta mistica del Movimento Sem Terra. Questa mistica è, in pratica, la vita comunitaria, la comunanza di una certa liturgia basata su un insieme di simboli ed attività comuni che vengono svolti o utilizzati dai militanti all’interno e all’esterno degli accampamenti, come l’esibizione di bandiere e cappellini come segno di identità, i canti di gruppo o la distribuzione di oggetti anche di svago, ma tutti con un chiaro riferimento alla lotta per la terra. Esse favoriscono la creazione di una nuova soggettività che stabilisce vincoli solidali e fraterni al di sopra di quelli strumentali. La mistica del MST è quindi in stretto collegamento sia con i concetti di teologia della liberazione e di diritto naturale della terra che con le forme di lotta tipiche dei movimenti sociali. Il messaggio che vuole lanciare è che il vero proprietario della terra è Dio e che l’occupazione del latifondo, che tiene lontano migliaia di famiglie, ristabilisce l’ordine delle cose.
 Daniele Carpi
pp. 19


Bibliografia:
Raul Zibechi, Zapatisti e Sem Terra. Movimenti sociali ed insorgenza indigena, Milano, ed. Zero in Condotta, 2001
Mario G. Losano, Il Movimento Sem Terra del Brasile. Funzione sociale della proprietà e latifondi occupati, Reggio Emilia, ed. Diabasis, 2007


Contact // Amig@s MST - Italia

2012/04/07

In memory of Jim Marshall

 

In memory of Jim Marshall (July 2, 1923 - April 5, 2012)
Raw Power live with RP Marshall amps


2012/03/30

Bram Stoker - Dracula il Vampiro

Probabilmente un classico della letteratura, probabilmente un bel libro anche per chi, come me, notoriamente non ama i romanzi. Ma il fascino che mi trasmetteva materialmente questo libro è stato più forte della voglia di affrontare un qualsiasi altro tipo li lettura.
Innanzitutto bisogna ovviamente sottolineare la scelta della costruzione attraverso diari personali, che permettono di mantenere il filo del discorso da più punti di osservazione. La storia ha una suddivisione netta in tre parti, diverse tra loro ed ognuna con caratteristiche ed intrecci propri. La prima, con il fedele Jonathan al castello di Dracula alle prese con allucinazioni, momenti deliranti ed incredibili, raccontati con descrizioni inquietanti e puntuali; la parte migliore del romanzo a mio avviso: avvincente e gotica nella quale impariamo a conoscere la natura diabolica del Conte e la paura degli umani nell'assistere a quelle cose in-e-dis-umane. La seconda parte, nell'attesa che quelle stesse vicende si trasportino - via nave - anche nella civile Londra, si imparano a conoscere gli altri personaggi e protagonisti: la devota Mina, il scientifico Dottor Seward ed l'impavido professor Van Helsing. Qui, come collante, si gettano le basi per il collegamento col finale: l'autore come fosse un thriller dissemina in continuazione nella storia indizi sulla presenza di una forza malvagia capace di dannare le anime dei mortali; e il lettore - che oggi è avvezzo a queste storie - intende dinamiche e movimenti, li raccoglie, li fa propri e ne capisce la finalità. La terza ed ultima parte, da quando cioè il Conte viene smascherato, è la parte che mi ha convinto di meno: si sente che la storia sta andando a conclusione ed invece viene tirata per le lunghe, il che andrebbe bene se ci fossero continui colpi di scena come ti aspetteresti da un romanzo di questo tipo, ma non se, in ultimo, il racconto della fine del Conte è pressoché scialbo.
Un horror vero, non c'è che dire, ed è bello in questi tempi di vampiri frivoli, leggere di una delle prime vere creature maligne che hanno a che fare con l'umanità delle persone. Ma è proprio questo, a parer mio, ciò che impedisce a questo libro di fare il salto di qualità: mancano molte delle cose che potevano fare da contorno alle vicende, arricchendolo da un punto di vista storico-nozionistico, a partire dal rapporto con la spiritualità e la religione, dell'eterna lotta fra il bene e il male e, non da meno, dell'ambivalenza della figura di Van Helsing: professore per definizione razionale che si presta a superstizioni e riti fantastici. Tutti elementi centrali nel racconto ma che non vengono sviscerati, compiendo la scelta di non togliere mai l'attenzione dalla storia vera e propria, vanificando così la possibilità di essere definito un capolavoro. E' probabile che anche per questo io non ami i romanzi.


«Ma uno straniero in terra straniera non è nessuno; gli uomini non lo conoscono e non conoscere vuol dire non avere interesse.»

«Pensammo che morisse mentre dormiva e che dormisse mentre moriva.»

«Credere nelle cose nelle quali non si può credere. Vi darò un esempio. Una volta ho sentito di un americano che ha definito così la fede: "quel che ci permette di credere in cose che sappiamo non vere".»

2012/02/24

David Foster Wallace - La ragazza dai capelli strani

Risulta ormai obiettivamente difficile scrivere ancora qualcosa di vagamente intelligente su questo autore che non sia ripetitivo o ridondante; così questa volta è forse più sensato tentare un approccio del tutto personale.
A differenza degli altri libri, ad essere sinceri, questo l'ho trovato meno facile, più elaborato in certe situazioni che alternavano momenti di rara ed alta narrativa a deduzioni celate fra le pieghe delle frasi, la cui rilettura è necessaria per comprenderne appieno il significato, nonché l'indubbia grandezza stilistica di questo autore. I temi affrontati sono quelli che hanno storicamente affollato la produzione di David Foster Wallace: la società consumistica, i rapporti controversi e forse un po' ingenui (Da una parte e dall'altra, Dire mai), la televisione (La mia apparizione); in pratica gli Stati Uniti nella loro totalità, raccontati con una acutezza fredda e distaccata. L'osservazione spasmodica ma, a differenza di altre volte con un'ironia meno marcata, mi è sembrato di capire - La ragazza dai capelli strani è pur sempre una delle prime pubblicazioni dello scrittore, seppur considerata una sorta di manifesto stilistico.
Lyndon e John Billy sono stati i due racconti che ho trovato più impegnativi (se mai gli altri non si possano definire tali): il secondo in particolare ai miei occhi aveva le sembianze di un puro esercizio stilistico (insieme a Dire mai), quasi un autoreferenzialismo accademico a tratti incomprensibile che, sinceramente, mi ha lasciato un po' spiazzato. Ho amato, a differenza, La ragazza dai capelli strani e La mia apparizione (come altre storie, raccontata in chiave femminile, scelta degna di essere notata) nel quale la protagonista in una situazione assurda tenta di prendersi gioco di David Letterman, che si trasforma nel prendersi gioco di sé stessi; e riecco la descrizione di ogni singolo particolare osservato con scrupolosa minuziosità, che tanto mi ha fatto amare questa narrativa, insieme alla sua ironia pungente.
Più leggo i suoi libri, più mi accorgo che David Foster Wallace ha una dimensione universale: non esistono canoni per determinare un suo pubblico, non esistono limiti di target e le sue opere le trovo per così dire popolari, accessibili, basta avere un minimo spirito d'osservazione; questa è una verità. Ma anche se è uno scrittore per tutti, non lo è da tutti; perchè anche uno scimmione può leggere di filosofia, solo che non la capirà mai.


«Nel pieno del suo trip di LSD ha cominciato ad assumere un'aria molto seria, ma è anche diventato un po' strambo in una maniera che ho trovato divertente e affascinante. Ha manifestato l'opinione che i punk fossero bambini nati in un posticino minuscolo, senza finestre, e inoltre chiuso su ogni lato da pareti di cemento e metallo, spesso devastate da graffiti, e che da adulti stessero cercando di aprirsi un varco fra quelle pareti.»

«Mi chiamo Lyndon Baines Johnson, figliolo. Sono il senatore dello Stato del Texas nel Senato degli Stati Uniti. Sono al ventisettesimo posto nella classifica delle persone individuali più ricche del paese. Ho il più grosso pisello di tutta Washington e la moglie col nome più carino. Quindi non mi interessa di chi è amico il papà di tua moglie, ragazzo: di fronte a questo senatore, spalle dritte.»

«Nella loro veste di portatrici di funzione significante nella comunicazione artistica, le parole deperiranno come prima di loro hanno fatto le regole formali. Il significato sarà limpido.»