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03 novembre 2008

Ernest Hemingway - Il vecchio e il mare

Superficialmente potrebbe sembrare una storia con una morale malavogliesca, il discorso del pericolo della natura, il non provare ad uscire dal proprio guscio per non essere risucchiati dalla fiumana.
Ma qui la morale è diversa. E' infatti la storia di un paio di giorni di navigazione in mare aperto del Vecchio Santiago, uscito dopo mesi di digiuno per la più grossa pesca della sua vita che lo vedrà sfidare l'oceano e le sue creature, la fame e il dolore, vedrà il Vecchio sostanzialmente sfidare sé stesso.
Una sfida dalla quale ne esce, nonostante alla fine lo troveremo moribondo sul suo letto fatto di giornali, umanizzato e quasi deificato. Lui che da giovane era campione di braccio di ferro e che muore e risorge moralmente in un paio di notti passate a lottare (letteralmente) con i pescecani. Lui che nel momento stesso in cui uccide il pesce, uccide anche sé stesso (o si dona una nuova vita? Hemingway questo non ce lo dice). Lui che non aveva nessuno che credesse in lui. Lui che tornando con la sola carcassa del più grosso pesce spada dell'oceano diventa allo steso tempo il vincitore e lo sconfitto.
Il rapporto fraterno fra il Vecchio e Manolo, il ragazzo che lo accudiva, il suo unico amico. Il rapporto di amore-odio fra il Vecchio e il mare, a cui egli doveva tutto e da cui gli è stato tolto e ridato tutto. Il rapporto di immedesimazione fra il Vecchio e il pesce. Tutte metafore della vita.


«Quando pescavano insieme, lui e il ragazzo, di solito parlavano soltanto quand'era necessario. Parlavano di notte o quando erano bloccati dalle burrasche. Era considerata una virtù non parlare se non in caso di necessità, sul mare, e il vecchio l'aveva considerata tale e l'aveva rispettata. Ma ora diceva spesso ad alta voce i suoi pensieri poichè non vi era nessuno che potesse esserne disturbato.»

«Bisogna essere pratici, non c'è altro che conta, pensò.»

«Guardò il mare e capì fino a che punto era solo, adesso.»

«Non pensare ai peccati. E' troppo tardi per pensarci e c'è chi è pagato apposta per farlo. Lascia che ci pensino loro. Tu sei nato per fare il pescatore e il pesce è nato per fare il pesce. San Pedro era un pescatore, e anche il padre del grande Di Maggio.»

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