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30 aprile 2010

Albert Camus - La peste

Camus è un classico e La Peste forse lo è ancor di più. Inutile dunque fare il solito riassunto della storia di Orano e dei suoi abitanti.
Durante il periodo di epidemia che colpisce questa cittadina della costa algerina sotto dominio francese, essa diventa il palcoscenico di un'umanità incostante nelle sue pulsioni. A metà fra morte e vita, fra peccato e redenzione, i personaggi che si incontrano mostrano tutti un volto peculiare del loro modo di vivere l'epidemia. Fra scoramenti e panico c'è sempre chi si preoccupa solo di sé stesso non pensando nemmeno che la malattia possa sfiorarlo [«I nostri concittadini, al riguardo, erano come tutti quanti, pensavano a se stessi. In altre parole, erano degli umanisti.»]. L'indifferenza si mescola con la solidarietà e il senso del dovere che a volte prendono il sopravvento perfino sull'angoscia che un morbo tanto potente inculca in una città diventata deserta. La fede religiosa ignorante si scontra così con la scienza gretta in una guerra senza vincitori.
Quello che è sicuro è che Camus vuole portarci alla conoscenza delle nostre debolezze, della passività del genere utilizzando la peste come metafora della condizione umana [«Io so di scienza certa che ciascuno la porta in sé, la peste, e che nessuno, no, nessuno al mondo ne è immune.»] arrivando a svelare il carattere ambivalente dell'animo: da una parte gli istinti egoistici che premono per uscire e che in condizioni estreme - ma che poi possono essere facilmente inscritti nella realtà di tutti i giorni - vengono portati alla luce; e i sentimenti di solidarietà e assoluta comunanza di destini che in quegli stessi momenti si fanno spazio ma che però, inesorabilmente, dureranno solo lo stretto necessario a scordare le fatiche e i travagli del morbo, introducendo nuovamente i superstiti alle faccende egoiste e solitarie di tutti i giorni.


«[...] quei coniugi, sino ad allora, non erano ben sicuri di essere soddisfatti della loro unione. Ma la separazione brutale e prolungata li aveva condotti ad accertarsi che non potevano vivere lontani l'uno dall'altro e che, in confronto di questa verità, la peste era poca cosa.»

«Nulla al mondo vale che ci distolga da quello che si ama. E tuttavia me ne distolgo anch'io, senza poterne sapere la causa.»

«La provvista di vita che avevano fatto durante i mesi in cui ciascuno aveva fatto dell'anima sua una scolta, la spendevano in quel giorno, ch'era quasi il giorno della loro sopravvivenza. Il giorno dopo sarebbe cominciata la vita stessa, con le sue preoccupazioni; per il momento, persone d'origine assai diversa si affiancavano, fraternizzando. L'eguaglianza, che la presenza della morte non era riuscita a realizzare, la gioia della liberazione la stabiliva, almeno per alcune ore.»

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